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Feste e Tradizioni della civiltà contadina

 

Rimangono ancora vive nella nostra comunità antiche tradizioni che ci riportano ai tempi lontani, quando i nostri antenati attendevano le festività religiose e profane per poter evadere dal quotidiano spesso grigio, infatti un proverbio recitava: “Vù sciate acchian feste, maltiemp e fristier a la casa” per dire che in queste occasioni era possibile riposarsi e mangiare un po’ meglio. L’ultimo giorno di CARNEVALE sono d’obbligo le orecchiette e i fusilli, conditi con il sugo della salsiccia, e la RAFANATA: una torta dal sapore forte che una volta gustata si fa desiderare.

La Domenica delle Palme su tutte le tavole troneggiano i cavatelli con la mollica: un piatto della civiltà contadina composto di pasta fatta in casa e condita con mollica di pane fritta e noci tritate. A PASQUA “il pasticcio”, sembra il trionfo della vita e della gioia dopo la tristezza della Settimana Santa. E’ questo una pizza rustica fatta con uova, ricotta, formaggio fresco e salame. Le signore del posto preparano il pasticcio con molta attenzione: deve essere perfetto e beneaugurante. La SALSICCIA e la SOPPRESSATA, insaccati di carne suina, riportano sulle nostre tavole il gusto genuino di un tempo che fu e il profumo di cose sane. La PASTORALE, un gustoso piatto a base di carne di caprettone o di agnellone condito con cipolla, sedano, prezzemolo, patate, carote, pomodoro e….. peperoncino. Il tutto cotto in caldaia di rame su fuoco a legna. Vien fuori un ottimo consommè adatto al palato degli intenditori. La pastorale si cucina nelle feste campestri e si consuma accompagnata da un buon vinello paesano. Un piatto da assaggiare assolutamente è MANATE e FAGIOLI: una minestra della civiltà contadina molto usata nel passato recente, durante i lavori di mietitura e trebbiatura ed ora divenuta una ricercata prelibatezza, anche perché “le manate” richiedono particolare capacità di lavorazione. Ottimi anche LAGANE e CECI e LAGANE e LENTICCHIE. Santa Lucia porta LA CUCCIA un misto di grano, ceci, fave, granoni lessati e consumati conditi con solo sale. E’ un piatto risalente alla notte dei tempi e molto rispettato anche nella nostra era. Il NATALE non può passare senza gustare le “SCRIPPELLE” le “FAZZEMOLE” e i “CAUZNCIELL”, squisiti dolci che da sempre fanno la gioia di piccoli e grandi. C’è gioia nelle case quando le signore preparano queste squisitezze rustiche: l’olio borbotta allegro nelle teglie, la pasta si gonfia e i piccoli si rimpinzano.

COMMEMORAZIONE DEI MORTI

Una gentile usanza, che non accenna a morire, propria di questo giorno in cui i vivi e i morti sono in mesta comunione. I credenti sin dal mattino si recano in Chiesa per portare un po’ di grano “per i Morti”, “perché tutti – dicevano i nostri vecchi – devono mettersi a tavola”, ma che in realtà è l’offerta per il sacerdote che celebra la messa in suffragio delle anime.

I FUOCHI NATALIZI

Passano di casa in casa i ragazzi durante la novena di Natale: “Ni dacit na leuna pi Gisi Cristi”? e nessuno nega loro un pezzo di legna che servirà per i grandi falò costruiti sui larghetti la notte di Natale, perché il Piccino possa riscaldarsi e dimenticare forse il freddo della grotta. Intorno a questi falò si canta e si ride: quelli che si divertono di più sono i ragazzi. Nelle case si lasciano le luci e il fuoco accesi, perché la Madonna deve fermarsi ad asciugare i pannucci del Bambino. Sarà poi vero? E’ la fede dei semplici che crede a queste cose!

IL MASCIO

Fervono i preparativi la sera del 12 giugno tra i membri del Comitato Feste: si preparano per recarsi alla ricerca dell’albero della cuccagna! Guidati dalle Guardie del Corpo Forestale dello Stato, che fanno da consulenti, e accompagnati da gente esperta nel taglio delle piante, perlustrano il bosco di Montepiano alla ricerca di un albero alto e dritto. Una volta trovata la pianta, viene abbattuta e ripulita dalla corteccia. La vigilia della festa di Sant’Antonio, che ricorre la Domenica seguente, il mascio viene trasportato in paese con un procedimento arcaico, dove uomini ed animali avanzano di pari passi. I proprietari di coppie di buoi robusti e addestrati al traino, il venerdì pomeriggio conducono le loro bestie sul luogo dove giace l’albero abbattuto: il primo ad arrivare avrà l’indomani l’onore di “spostare” la pianta e di entrare a capo del corteo in paese: i suoi buoi, dalle corna infiocchettate, dopo la benedizione del Parroco, avanzeranno per le strade del paese portando la cima di agrifoglio a cui verranno appesi biglietti, con i nomi di animali, che i cacciatori faranno cadere a colpi di fucile. Quando il mascio giunge in paese le campane suonano a festa, la banda musicale spande nell’aria le sue note argentine; i “ualani” urlano incitamenti alle loro bestie, piccoli e grandi acclamano felici: la gioia di tutti è autentica: sembra questo il primo avvenimento gioioso del mondo!

LA FESTA DI SANT’ANTONIO

Non quella del Santo Patrono, ma quella di Sant’Antonio è la festa più caratteristica e ricca di fascino, un pò profano, di Pietrapertosa. Sin dal primo mattino la comunità pietrapertosana è in festa! Dopo la celebrazione della Messa, la processione con la statua del Santo, seguita dalla banda musicale, sfila osannante per le strade del centro storico. Precedono la Statua al suono dell’organetto i “cirii”, composizione di candele, portate in testa dalle donne, da cui pendono nastri multicolori retti da ragazze. E’ tutto un folclore di civiltà contadina, che permane imperiosa ancora oggi! Quando la processione ritorna i fuochi pirotecnici riempiono il cielo di mille futili stelle, che gli occhi di tutti cercano estasiati, e i loro rimbombi scuotono il mondo circostante. La Statua è dinanzi alla Chiesa: il momento più suggestivo sta per iniziare. Si fa silenzio: il mascio sta per essere innalzato. Nel silenzio generale, si alzano imperiosi i comandi dei tiratori delle funi. Dopo sforzi inumani, l’albero è innalzato! La banda suona e la gioia pervade tutti. Nel tardo pomeriggio inizia la caccia ai biglietti appesi alla cima. Sparano i cacciatori: un coniglietto, una gallina sarà per loro motivo di orgoglio! Ed ecco inizia la scalata! Scivoloni seguono a scivoloni lungo il tronco, ben insaponato fino a quando un fortunato riesce a raggiungere la cima ed a far man bassa di tutti i biglietti! A sera in piazza complessi di cantanti, più o meno famosi, allietano i paesani e i forestieri con i loro canti e le loro musiche. Si son fatte le ore piccole: i fuochi pirotecnici illuminano il cielo di mille colori.

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